Sicurezza sui crepacci e progressione in cordata
Un crepaccio è una frattura nel ghiaccio glaciale prodotta dalla deformazione differenziale tra strati che scorrono a velocità diverse. Può essere largo pochi centimetri o una voragine di dieci metri, coperto da un sottile ponte di neve che regge a malapena il peso di un uccello. La progressione su un ghiacciaio crepacciato non è mai un'attività solitaria: la cordata non è un optional romantico dell'alpinismo classico, ma il meccanismo di soccorso fondamentale senza il quale una caduta in crepaccio diventa rapidamente fatale.
Perché i crepacci si formano e dove si concentrano
Il ghiaccio si muove. Sulla superficie piana di un plateau glaciale il moto è uniforme e i crepacci sono rari. Dove il letto aumenta di pendenza, dove il ghiacciaio svolta, dove scorre su una protuberanza rocciosa, gli strati superiori si allungano più velocemente di quelli inferiori e il ghiaccio fragile si frattura. Le zone di seraccamento, le cascate di ghiaccio (icefall), le curve degli affluenti e i margini laterali sono le aree statisticamente più pericolose.
In estate i crepacci sono generalmente aperti e visibili. In inverno, e soprattutto in primavera, i ponti di neve li coprono senza colmarli: la superficie appare piatta e innocua ma nasconde vuoti di tre, cinque, dieci metri di profondità. La progressione primaverile è quindi la più insidiosa, perché il manto nevoso invita alla fiducia che il ghiacciaio non merita.
Distanza in cordata e gestione della corda
La distanza standard tra i componenti di una cordata su ghiacciaio è tra 8 e 15 metri. Meno di 8 metri riduce il tempo disponibile per arrestare la caduta prima che il secondo compagno venga trascinato; più di 15 metri rende il recupero meccanico difficoltoso e aumenta la lunghezza di corda che si accumula nel crepaccio.
La corda deve rimanere leggermente tesa — non tirata, ma senza grandi anse pendenti. Ogni componente della cordata tiene in mano 2-3 metri di corda arrotolata intorno al palmo (non al collo), pronta a essere rilasciata nel momento in cui deve arrestarsi di colpo. Un nodo di bloccaggio sul punto di attacco all'imbrago — tipicamente un otto o un nodo delle guide — impedisce che la caduta attraversi l'imbrago.
Con tre persone in cordata, il primo e il terzo sono i punti di ancoraggio: devono fermarsi immediatamente e piantarsi nel ghiaccio appena il secondo cade. Con due persone, il compagno che rimane in superficie deve eseguire un autoarresto immediato e trasformare la posizione in un ancoraggio solido per poter azionare il paranco di recupero.
Prusik e paranco Z per il soccorso in crepaccio
Il paranco Z a tre pulegge (sistema 3:1) è la tecnica di recupero standard per estrarre un compagno da un crepaccio quando siete in due. Riduce la forza necessaria di un fattore tre, permettendo a un singolo alpinista di sollevare un adulto equipaggiato — ma richiede che il sistema sia stato montato correttamente e che il soccorritore conosca la sequenza senza doverla ripassare.
La sequenza di base:
- Autoaresto immediato con piccozza; pianta i ramponi nel ghiaccio.
- Costruisci un ancoraggio solido — vite da ghiaccio o picchetto T — e trasferisci il carico dalla tua posizione all'ancoraggio con un nodo di bloccaggio.
- Fissa un prusik di bloccaggio sulla corda tesa, tra te e il crepaccio, a circa un metro dall'orlo.
- Monta il sistema di pulegge collegando il cordino al prusik di bloccaggio e azionando la corda libera verso il basso verso il crepaccio.
- Tira in cicli di 50-60 cm; il prusik avanza automaticamente su ogni colpo di trazione.
La persona caduta nel crepaccio deve collaborare: usare le gambe sulle pareti del crepaccio per ridurre l'attrito, liberarsi dallo zaino se questo ostacola la risalita, e comunicare continuamente con la voce. Se perde i sensi, il soccorso richiede un terzo componente oppure l'attivazione dell'elisoccorso.
Sondaggio con bastoncini e ponti di neve
Prima di attraversare una zona sospetta, sonda il terreno con un bastoncino da sci o da trekking allungato. Inserisci verticalmente ogni 30-50 cm lungo la linea di progressione. Se il bastoncino affonda senza resistenza oltre la propria lunghezza, sotto c'è un vuoto. La linea di attraversamento sicura non è necessariamente quella più diretta: aggira le zone sospette anche se significa un lungo detour.
I ponti di neve resistono meglio se attraversati rapidamente e uno alla volta, non in gruppo. La distribuzione del peso su una superficie maggiore — posizione leggermente accovacciata, passo largo — riduce la pressione puntuale. Se devi attraversare, fallo perpendicolarmente all'asse del crepaccio (cioè nel punto più stretto), non in parallelo.
Differenze stagionali: estate contro inverno e primavera
Il comportamento dei crepacci cambia radicalmente con le stagioni. In estate, soprattutto su ghiacciai alpini a latitudine media, la neve superficiale si è sciolta rivelando il ghiaccio vivo: i crepacci sono aperti, visibili, spesso delimitati da bordi arrotondati e umidi. Il pericolo è reale ma almeno percepibile. In inverno, dopo le prime nevicate, i crepacci vengono ricoperti da strati di neve che possono spessire fino a uno o due metri. Dall'alto non si vede nulla; la superficie appare liscia e compatta.
La primavera è la stagione più insidiosa: il sole ha iniziato a riscaldare la neve in superficie, le temperature notturne gelano la crosta, ma i ponti di neve interni possono essere stati indeboliti dall'acqua di fusione che scorre sotto. Un ponte che reggeva bene in febbraio può cedere sotto lo stesso peso in aprile. Questa trasformazione non è uniforme: un versante esposto al sole può avere ponti già indeboliti mentre quelli in ombra sono ancora solidi.
Per questo motivo, le cordate esperte su ghiacciaio partono molto presto (spesso prima dell'alba) per completare i tratti su neve consolidata mentre le temperature notturne tengono la crosta. Scendere i crepacci in tarda mattinata, quando il sole ha rammollito i ponti, è una scelta che le guide esperti evitano sistematicamente.
Autoarresto con piccozza: la tecnica base
Prima ancora del paranco Z, la competenza fondamentale che ogni cordata deve avere è l'autoarresto con la piccozza. Se un componente della cordata scivola e cade, gli altri devono bloccare immediatamente la discesa piantandosi nel ghiaccio. La tecnica:
- Non appena senti la corda tirare, butta tutto il peso in avanti e verso il basso.
- Pianta la testa della piccozza nel ghiaccio con la mano destra (o sinistra, a seconda della posizione), tenendo il manico con il palmo rivolto verso il basso e il braccio teso.
- Pianta i ramponi nel ghiaccio contemporaneamente, evitando di usare le punte anteriori (che farebbero capovolgere il corpo).
- Mantieni la posizione finché la corda è ferma; poi costruisci l'ancoraggio.
Su neve morbida l'autoarresto con piccozza è molto efficace. Su ghiaccio vivo è meno affidabile: le viti da ghiaccio sono la protezione corretta su terreno duro.
Mai da soli
La progressione solitaria su un ghiacciaio crepacciato è un rischio inaccettabile indipendentemente dall'esperienza del singolo. Un caduto solo in un crepaccio non ha possibilità pratiche di autorecupero: le pareti sono di solito troppo ripide e levigate per arrampicarsi, il freddo e il trauma da impatto compromettono rapidamente le capacità motorie. Anche alpinisti esperti con attrezzatura completa hanno perso la vita in questo modo.
La regola è semplice: su un ghiacciaio crepacciato, cordata sempre. Cordata 1-2-3 persone con le tecniche descritte sopra. Per le escursioni organizzate sui ghiacciai aperti al pubblico — Athabasca in Canada, Mer de Glace in Francia, Vatnajökull in Islanda — le guide certificate seguono questi protocolli e ne sono responsabili. Per chi sale autonomamente, il corso di tecniche su ghiacciaio presso una scuola alpina riconosciuta (CAI, UIAA, IFMGA) è il prerequisito non negoziabile.
Corsi e formazione
In Italia, il Club Alpino Italiano (CAI) organizza corsi di ghiacciaio tramite le sezioni locali e le Scuole di Alpinismo. Il curriculum base (SA1) copre ramponi, piccozza, autoarresto e progressione in cordata; il livello intermedio (SA2) include tecniche di soccorso e paranco. In Francia, il Bureau des Guides di Chamonix offre corsi simili con terreno sull'Argentière o sul Mer de Glace. In Svizzera, le guide dell'UIAGM/IVBV accettano sia principianti sia alpinisti con esperienza per corsi personalizzati.
Il modello più efficace è imparare le tecniche in un corso guidato su terreno reale — non dai video, non dai libri — e poi applicarle immediatamente su un ghiacciaio reale con una guida certificata che possa correggere gli errori di esecuzione prima che diventino abitudini pericolose.
Tutti i ghiacciai menzionati in questa guida sono localizzabili sulla mappa interattiva.