Ritiro dei ghiacciai e cambiamento climatico
I ghiacciai del mondo stanno perdendo massa a un ritmo che non ha precedenti documentati nell'era industriale. Il World Glacier Monitoring Service (WGMS), con sede a Zurigo, raccoglie misurazioni standardizzate di bilancio di massa da oltre 400 ghiacciai in 30 paesi. Il quadro che emerge è coerente: dal 1970 solo quattro anni su cinquanta hanno registrato un bilancio di massa medio globale positivo, e tutti e quattro si concentrano nel decennio 1970-1980. Da allora, il trend è negativo in modo ininterrotto.
Dati WGMS e perdita di massa globale
Il bilancio di massa cumulativo medio globale dal 1970 al 2023 è di circa -26 metri di equivalente d'acqua (w.e.), con un'accelerazione marcata dopo il 2000. Il quinquennio 2018-2023 è il più negativo mai registrato. I ghiacciai di riferimento con la serie storica più lunga — tra cui il Ghiacciaio Sarennes in Francia (misurato dal 1949) e il Ghiacciaio Storglaciären in Svezia (dal 1946) — mostrano perdite di spessore totale tra 15 e 25 metri w.e. nell'arco di settant'anni.
La perdita non è uniforme. I ghiacciai alpini europei sono tra i più vulnerabili per il loro ridotto volume totale. Quelli della Groenlandia e dell'Antartide hanno volumi enormi ma tassi di perdita percentuale più bassi. I ghiacciai di alta montagna — Ande, Himalaya, Karakorum — occupano una posizione intermedia per volume ma sono critici per le popolazioni che dipendono da loro.
Contributo al livello del mare
I ghiacciai di montagna (escluse le calotte di Groenlandia e Antartide) contribuiscono attualmente all'innalzamento del livello del mare per circa 0,7 mm all'anno, su un totale di innalzamento di circa 3,7 mm/anno. La calotta groenlandese aggiunge altri 0,7-0,8 mm/anno e la calotta antartica circa 0,2-0,4 mm/anno. La somma supera i 4 mm/anno nel periodo recente, contro circa 1,5 mm/anno nella seconda metà del Novecento. Se tutti i ghiacciai di montagna si sciogliessero completamente, contribuirebbero a un innalzamento del livello del mare di circa 0,32 metri. Se l'intera calotta groenlandese si sciogliesse, l'innalzamento sarebbe di circa 7 metri.
Ritiro alpino: il caso dell'Aletsch
Il ghiacciaio dell'Aletsch, il più grande delle Alpi, ha perso circa 1,5 km di lunghezza della lingua dal 1900 e oltre 300 metri di spessore nella zona terminale. Il ritiro si è accelerato nel dopoguerra: tra il 1980 e il 2023 la fronte ha arretrato di quasi 4 km. La massa totale persa equivale a circa 27 chilometri cubi di ghiaccio. Il processo espone progressivamente il substrato roccioso, creando nuovi laghi proglaciali potenzialmente instabili.
Crisi idrica delle Ande
Per le popolazioni delle Ande centrali e meridionali, i ghiacciai non sono una curiosità scientifica: sono la principale riserva idrica stagionale. In Bolivia, Perù ed Ecuador, le città di alta quota come La Paz e Quito hanno storicamente dipeso dai ghiacciai per l'approvvigionamento idrico nei mesi secchi (maggio-settembre). Il ghiacciaio Chacaltaya, a 5.421 metri sopra La Paz, si è estinto nel 2009 — quarant'anni prima delle previsioni degli anni Ottanta. Il ghiacciaio Quelccaya in Perù, il più grande ghiacciaio tropicale del mondo, perde mediamente 60 metri di fronte all'anno. Questo non è un problema futuro: le crisi idriche stagionali colpiscono già decine di migliaia di persone.
Asimmetria himalayana e anomalia del Karakorum
L'Himalaya mostra una dinamica complessa. La maggior parte dei ghiacciai himalayana è in ritiro, con tassi medi di perdita di massa di circa -0,4 m w.e. all'anno. Tuttavia la regione del Karakorum — che comprende il Pakistan settentrionale e l'Afghanistan nord-orientale — mostra quella che viene chiamata "anomalia del Karakorum": diversi ghiacciai si sono stabilizzati o addirittura avanzati tra il 1990 e il 2015. Le ipotesi principali chiamano in causa l'aumento delle precipitazioni invernali nella regione e la copertura di detriti che isola il ghiaccio dalla fusione estiva. L'anomalia sembra però indebolirsi: i dati degli ultimi anni mostrano un aumento dei tassi di perdita anche nel Karakorum.
Bilancio di massa della Groenlandia
La calotta groenlandese perde massa attraverso due meccanismi distinti: la fusione superficiale (che produce acqua di fusione che scorre via come un fiume sul bordo della calotta) e il calving dei ghiacciai di deflusso come Jakobshavn, Helheim e Kangerdlugssuaq. Il bilancio di massa totale è stato negativo per quasi tutti gli anni dal 1990, con un'accelerazione dopo il 2000. Nell'estate 2019 la Groenlandia ha perso circa 532 miliardi di tonnellate di ghiaccio, un record assoluto per un singolo anno. Dal 2003 al 2016 la calotta ha perso circa 280 miliardi di tonnellate all'anno.
Il dibattito sulla soglia di 1,5 gradi
L'Accordo di Parigi del 2015 ha identificato 1,5 gradi centigradi sopra i livelli preindustriali come soglia critica. Per i ghiacciai, la soglia non funziona come un interruttore bensì come un amplificatore: ogni decimo di grado in più si traduce in perdite di massa aggiuntive e irreversibili. Studi pubblicati su Nature mostrano che a 1,5°C si perderebbero circa il 35-40% del volume glaciale globale attuale (escluse Groenlandia e Antartide); a 2°C la perdita salirebbe al 50-60%. Per i ghiacciai delle Alpi europee, la prospettiva è ancora più radicale: alcune proiezioni indicano che a 3°C di riscaldamento oltre il 90% del volume glaciale alpino potrebbe essere scomparso entro il 2100.
Retroazione positiva: il ghiaccio che scompare accelera il riscaldamento
La perdita di ghiaccio non è un fenomeno lineare. L'albedo (riflettività) del ghiaccio fresco è circa 0,80-0,90: riflette il 80-90% della radiazione solare incidente. Quando il ghiaccio si scioglie e viene sostituito da roccia scura o acqua, l'albedo scende a 0,1-0,4. La stessa quantità di radiazione solare che prima veniva riflessa nello spazio viene ora assorbita e convertita in calore. Questo calore alimenta ulteriore fusione, che espone ulteriore roccia o acqua, che assorbe ulteriore calore. Il meccanismo si chiama retroazione positiva albedo-ghiaccio ed è uno dei principali amplificatori del riscaldamento artico, dove le temperature aumentano quasi quattro volte più velocemente che nella media globale.
Implicazioni per la disponibilità idrica globale
Per popolazioni che dipendono dai ghiacciai come riserva idrica stagionale, il ritiro non produce semplicemente meno acqua nel lungo termine: nelle prime fasi del ritiro accelerato produce più acqua di fusione di quanto il sistema possa sostenere, seguita poi da una "crisi idrica del picco glaciale" quando il volume di ghiaccio diventa troppo piccolo per mantenere i deflussi estivi. Alcune regioni andine, himalayana e dell'Asia centrale stanno già attraversando questa fase critica. Il picco glaciale — il punto massimo di disponibilità idrica da fusione glaciale — è già stato superato in molti bacini andini.
Il monitoraggio via satellite
I dati WGMS si basano su misurazioni dirette sul campo, ma la rete di misuratori è geograficamente limitata. Il monitoraggio via satellite ha rivoluzionato la comprensione del ritiro globale: immagini Landsat (dal 1972), ASTER, Sentinel-2 e i dati altimetrici ICESat-2 permettono di misurare le variazioni di superficie e volume per migliaia di ghiacciai che non hanno mai avuto un misuratore in campo. Lo studio di Hugonnet et al. (2021, Nature) ha utilizzato dati satellitari per calcolare la perdita di massa di quasi tutti i ghiacciai del mondo tra il 2000 e il 2019: circa 267 miliardi di tonnellate all'anno, in netto aumento nel secondo decennio rispetto al primo.
Questa convergenza tra misurazioni di campo (WGMS) e telerilevamento (NASA, ESA) ha prodotto la mappa più completa mai disponibile dello stato dei ghiacciari mondiali. I dati aperti sono accessibili tramite il Global Land Ice Measurements from Space (GLIMS) e costituiscono la base scientifica per le proiezioni climatiche incluse nei rapporti IPCC.
Tutti i ghiacciai citati in questo articolo sono mappati sulla mappa interattiva, dove è possibile consultare le loro dimensioni attuali e l'evoluzione recente documentata da OpenStreetMap.